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MILANO

«La responsabilità del futuro è nostra» Assolombarda Lungo e appassionato intervento del presidente Carlo Bonomi, più volte applaudito

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Ha bocciato il Governo su tutta la linea: dal linguaggio all’incapacità di guardare al futuro, dalla manovra economica alla convocazione delle aziende pubbliche, dall’ennesimo tentativo di salvare Alitalia alla chiusura domenicali dei negozi. E’ stato un lungo, articolato e appassionato intervento quello che il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, ha fatto nel corso dell’assemblea svoltasi venerdì scorso, nella splendida location del Teatro alla Scala. Un intervento che si è mosso lungo il tracciato della responsabilità del futuro, interrotto da una dozzina di lunghi e calorosi applausi, chiara dimostrazione che Bonomi ha convinto i suoi colleghi imprenditori. Ma non solo. E la responsabilità è stato pure il leit motive del telegramma che il presidente Sergio Mattarella ha inviato al “numero uno” di Assolombarda.

«Un anno e mezzo fa parlavano di ripresa, di Milano e della Lombardia che macinavano successi, ma da allora sono cambiate molte cose - ha esordito - Il vigore della ripresa ha perso smalto, il commercio mondiale ha frenato; ai timori della Brexit si sono aggiunti quelli dei dazi e delle prossime elezioni europee quando avremo Paesi più divisi e un’Europa più debole».

Dopo questa premessa ecco l’appello di Bonomi. «Se il 60% degli italiani ritiene che la colpa è delle élite non possiamo tirarci indietro. Come parte del ceto dirigente del nostro Paese non possiamo e non dobbiamo discutere solo delle nostre esigenze. Dobbiamo tutti contribuire a una nuova strategia di responsabilità nazionale, con gli occhi rivolti all’Europa. Il clima sociale che ha portato al voto del 4 marzo non chiede alle imprese di mettere in campo forme di opposizione ai partiti e al Governo. Noi non tifiamo per questo o per quello. Né per questo contro quello. Noi tifiamo per l’Italia.».

L’intervento è proseguito sul tema dell’orgoglio del fare impresa e di riaffermare l’idea di cosa sia l’imprenditore. «Essere imprenditori è avere il senso del rischio, guardare a nuovi mercati, fare innovazione, perseguire la crescita con i nostri collaboratori. Siamo noi che dobbiamo proporre una nuova visione di Italia coesa, che dia risposte a chi ha meno, che valorizzi le competenze e che premi il merito».

Il presidente di Assolombarda ha sollecitato i politici a recuperare un linguaggio più adeguato. «Il linguaggio compulsivo della comunicazione pubblica è il primo elemento che alimenta le paure per sfruttarle a fini di consenso. La mancanza generale di responsabilità travolge la fiducia verso le istituzioni. Ed è per questo che ci riconosciamo con totale convinzione nell’infaticabile opera quotidiana che svolge in questi difficili mesi il Capo dello Stato, Sergio Mattarella».

Poi la sonora bocciatura del Governo. «Dobbiamo dire no a uno Stato che chiude gli esercizi commerciali alla domenica; no a uno Stato che crede di poter gestire nuovamente il trasporto aereo (perché non fare un referendum e chiedere agli italiani se vogliono ancora pagare di tasca propria per Alitalia? La domanda che ha rivolto Bonomi alla platea raccogliendo un nuovo e lunghissimo applauso); no a uno Stato che si oppone alle grandi opere infrastrutturali come Tap, Tav e Terzo valico; no a uno Stato che ci chiama “prenditori” e che dopo anni di promesse continua a non pagarci oltre 40 miliardi; no a uno Stato che crede di strappare 35mila contratti di concessione; no a uno Stato che torna a prepensionare aggravando il furto ai danni dei più giovani».

La rappresentanza delle imprese deve essere chiara anche per il Governo. «Abbiamo visto il Governo convocare a Palazzo Chigi le controllate pubbliche e chiedere loro di fare questo e quello. Un Governo dovrebbe sapere che le grandi aziende quotate rispondono ai mercati e la loro autonomia è un bene primario. Scegliamo invece dove allocare le scarse risorse pubbliche a disposizione seguendo un metodo preciso e condiviso. Non quello delle promesse elettorali, che scassa il bilancio ed è di scarso impatto su crescita e lavoro».

La prima svolta dovrebbe avvenire proprio sull’idea stessa di lavoro. «Non ha più senso l’antica separazione tra lavori manuali e lavori intellettuali. Noi vogliamo cambiare l’Italia dal basso, attraverso i contratti. Senza intromissione della politica, ma insieme ai nostri collaboratori e ai loro sindacati. I 9 miliardi del reddito di cittadinanza destiniamoli invece a un Fraunhofer italiano della ricerca per l’industria e la manifattura».

Il giudizio sulla manovra di bilancio è negativo. «Abbiamo già pagato un prezzo elevato alle modalità con cui il Governo è giunto ad aggiornare il Def, per poi modificarlo, senza per questo convincere mercati ed Europa. Nel frattempo il maggior costo delle emissioni pubbliche si trasferisce subito a quello delle emissioni obbligazionarie bancarie e d’impresa. Il capitale delle banche si erode. Una manovra da Paese responsabile dovrebbe solo accrescere in maniera significativa gli investimenti pubblici. E’ sul fisco che avrebbe dovuto essere molto diversa. Ed è innanzitutto su questo che il Governo ci ha molto deluso. Prendete la proposta di Assolombarda di revisione organica del fisco italiano e traducetela in atti concreti».

Non è mancato un accenno alla lotta all’evasione. «Siamo pronti alla sfida di far partire dal prossimo anno la fatturazione elettronica obbligatoria tra privati. Però non possiamo continuare a usare le imprese in regola come bancomat di Stato».

La conclusione di Bonomi è chiara. «Il nostro proposito è ambizioso: dare una scossa all’intera società italiana, costruire dal basso nuova fiducia, promuovere i nostri giovani, riequilibrare la finanza pubblica, radicare uno spirito pubblico da Paese vincente e non vinto. Nulla consuma gli uomini tanto rapidamente come il risentimento. Ed è sempre più facile incolpare gli altri di vizi che sono anche nostri. L’Italia che sarà vive oggi, nostra è la responsabilità del futuro».

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Autore:gcf

Pubblicato il: 22 Ottobre 2018

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