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MILANO

Autonomia a inizio 2019, nell’interesse di tutti

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Buongiorno presidente, ormai è passato un anno dal referendum del 22 ottobre 2017 per l'autonomia, e vorrei sapere da lei come stanno le cose. Milioni di lombardi e di veneti si sono espressi per il sì, e adesso che ci sono sia nelle Regioni che al Governo rappresentanti della Lega che hanno sempre spinto per questo tema, non vorrei che magari i 5 Stelle si mettessero di traverso. Mi può per cortesia chiarire la situazione? Grazie.

Alessia - Baranzate

Buongiorno e grazie a lei, che mi dà l'occasione di parlare di uno dei temi che mi stanno più a cuore, al quale ho dedicato uno specifico assessorato nella composizione della mia Giunta. A un anno esatto dal referendum consultivo con il quale quasi quattro milioni di cittadini lombardi hanno chiesto maggiori forme di Autonomia, il 22 ottobre 2018 l'assessore Stefano Bruno Galli ha consegnato al ministro per gli Affari Regionali, Erika Stefani, il testo di quella che potrebbe essere l'intesa definitiva tra il Governo e la Lombardia per l'attribuzione alla nostra Regione di un'Autonomia differenziata ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Si tratta del risultato dei tavoli di confronto di questa estate, e adesso può essere portato in Consiglio dei ministri, sottoscritto dalle parti e consegnato al Parlamento per la trasformazione in legge. Sono molto ottimista, perché tutti i partiti in Consiglio regionale si sono espressi favorevolmente. In un solo anno, a meno di cinque mesi dall'insediamento del Governo Conte e a meno di otto dalla nascita della mia Giunta, abbiamo messo nero su bianco le nostre istanze, formalizzate nell'intesa. Abbiamo inoltre allegato un elenco di funzioni immediatamente trasferibili e subito gestibili dalla Regione, perché a costo zero per lo Stato.

Se vogliamo rispettare la Costituzione, il discorso è chiaro. Il bello di questa parte della nostra Carta è che, nell'ambito di un “recinto”, ciascuna Regione può chiedere la quantità e la qualità di Autonomia che ritiene. Dato che il modello previsto dalla Costituzione è quello dell'Autonomia differenziata, noi l'abbiamo chiesta sulle 15 materie che ci interessavano, il Veneto su 23, l'Emilia Romagna su 15. Imporre scelte comuni sarebbe stato un tradimento della Carta, il solito discorso al ribasso che non ci possiamo più permettere. Bisogna avere il coraggio di buttare il cuore oltre l'ostacolo, il documento può essere portato in Consiglio dei ministri il prima possibile, come ha auspicato anche il vice premier Matteo Salvini, e a quel punto la palla passerà al Parlamento, dove potrebbe essere messo all'ordine del giorno dopo la legge di Stabilità ed essere votato nelle prime sedute del 2019. Una volta a regime le competenze, il risparmio che riusciremo a realizzare, migliorando l'efficienza dei servizi, si aggirerà fra i 3 e i 4 miliardi di euro. Ma al di là del risultato economico ritengo fondamentale la possibilità di impostare autonomamente le scelte. Prendiamo il caso della sanità, una nostra eccellenza, con sempre maggior richiesta di servizi soprattutto da chi proviene da fuori Lombardia: in base a una vecchia finanziaria non possiamo assumere medici e infermieri, dei quali abbiamo grande bisogno, nonostante ci siano le disponibilità economiche. Anzi, dobbiamo tornare al numero di lavoratori del 2004 decurtati dell'1,4%: una cosa inaccettabile. Pochi giorni fa, all'assemblea di Assolombarda, dal presidente Boccia a me, quella di chiedere maggiore Autonomia è stata una nota comune: il mondo economico sa che se non efficientiamo la Regione rischiamo di rimanere indietro. Stesso discorso per le infrastrutture. L'Autonomia è nell'interesse di tutto il Paese, l'ha ribadito anche il ministro Stefani che ha sottolineato come i colleghi del Movimento 5 Stelle le hanno assicurato che passerà, in quanto parte integrante del contratto di governo, ragione in più per essere ottimisti e proseguire con serietà e determinazione verso il raggiungimento di un obbiettivo storico.

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Autore:xxx

Pubblicato il: 29 Ottobre 2018

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