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MILANO

«L’aria che respiriamo? Oggettivamente migliorata» xxxxx xxxxxxx Alcuni inquinanti, tra i più pericolosi per la salute, sono rientrati sotto i limiti. Ma anche il PM10 è drasticamente calato, più che nel resto d’Europa

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Non “Mal’aria” ma miglior aria. Così l’assessore regionale all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, aveva aperto la presentazione del rapporto Arpa sulla qualità dell’aria in Lombardia mercoledì 23 gennaio, rispondendo al dossier di Legambiente reso noto nei giorni precedenti.

Assessore, l’aria in Lombardia è davvero migliore?

«La prima considerazione è che stiamo parlando di dati scientifici certificati da Arpa, non si tratta quindi di una opinione ma di valori oggettivi. Il rapporto presentato da Legambiente analizza solo 2 dati, PM10 e ozono, ma gli inquinanti sono molti di più».

E cosa ci dicono i dati? «Che l’aria sta migliorando, questo è il primo punto da sottolineare con forza, contrariamente alla percezione che sta passando. La qualità dell’aria in Lombardia è migliore che in passato e per alcuni inquinanti, tra i più critici per la salute dei cittadini, la situazione è sotto controllo e i siamo rientrati nei parametri previsti. Sono il benzene, il monossido di carbonio (mai andati oltre il 25% del valore limite) e lo zolfo che non rappresentano più un problema».Ci sono però dei dati ancora critici?

«Questo trend positivo vale anche per quegli inquinanti non rientrati completamente sotto i parametri. Ad esempio il PM10, le cosiddette polveri sottili: se guardiamo l’andamento dal 2005 al 2018 vediamo una decrescita delle concentrazioni, calate del 34% come media annuale in tutta la regione, e in base agli standard europei e nazionali siamo già rientrati sotto i limiti previsti dei 40 mg per metro cubo, per la prima volta anche nei singoli capoluoghi di provincia».

E per i giorni di superamento per cui l’Europa ci bacchetta sempre?

«L’altro parametro che riguarda il PM10 indica di non superare per più di 35 giorni all’anno la concentrazione di 50 mg per metro cubo: in questo caso non siamo ancora rientrati completamente, solo in 4 capoluoghi su 12. Ma si tace un dato molto significativo: che dal 2005 al 2018 i giorni di sforamento sono scesi del 59%, addirittura dell’88% a Sondrio e del 72% a Monza».

Allora non è vero che l’aria è peggiorata e che la Regione non fa nulla?

«C’è un processo di miglioramento oppure o no? Le politiche si giudicano sugli effetti nel tempo, e vediamo che le politiche messe in atto stanno funzionando, anche rispetto a un confronto con l’Europa: se le nostre politiche non fossero efficaci avremmo performance peggiori, invece la riduzione del numero di giorni di superamento dei 50 mg è stato di molto superiore alla media europea, due volte e mezzo. Come pure il dato sulle concentrazioni, ridotto più del doppio rispetto alla media europea. Quindi non è vero che le nostre politiche non sono state efficaci, altrimenti non avremmo questi risultati».

E quali sono i punti principali delle vostre politiche?

«Abbiamo sempre sostenuto politiche basate su incentivi e su un aumento della consapevolezza dei cittadini, perché scelgano liberamente e coscientemente di comportarsi in modo più virtuoso. Siamo contrari a divieti e multe, strade che altri hanno imboccato. Non credo che le sanzioni servano per convincere i cittadini, ma ci sono altri strumenti che possono funzionare. Come Regione abbiamo avviato un bando dedicato alle Piccole e Medie imprese, stanziando 6,5 milioni di euro per la sostituzione dei veicoli commerciali più inquinanti, con contributi fino a 8.000 euro. Ma abbiamo previsto anche 30 milioni per la sostituzione dei veicoli privati per il 2019 e 2020. Mi auguro che anche il Governo voglia fare la sua parte, anche se al momento in Finanziaria non ci sono risorse. Attualmente in Parlamento è in discussione un emendamento su questo argomento...».

L’inquinamento però non dipende solo dal traffico?

«Anche sul versante del riscaldamento abbiamo seguito la strada del cambiamento, puntando alla metanizzazione. I dati Arpa ci dicono che in Lombardia l’inquinamento dipende per il 45% dal riscaldamento e per il 25% dal traffico veicolare, valori che si invertono nelle grandi aree urbane. Comunque nel Piano regionale sulla qualità dell’aria sono previste politiche più strutturali, dal miglioramento del trasporto pubblico locale all’efficientamento energetico degli edifici».

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Autore:gmc

Pubblicato il: 28 Gennaio 2019

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